Angelo Boccato

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Italian journo based in London.

Italian freelance journalist based in London, focused on politics, human rights, foreign affairs, social movements and other issues.... always seeking new stories.

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Il difficile tango di Cristina

Le elezioni di medio termine tenutesi in Argentina per il rinnovo della metà dei seggi della Camera dei Deputati e di un terzo di quelli del Senato lo scorso 27 ottobre hanno visto il Frente para la Victoria di Cristina Fernández de Kirchner perdere in metà dei 24 distretti elettorali del Paese, pur mantenendo salda la maggioranza assoluta in entrambi i rami del Parlamento. Il risultato ha seguito la scia delle primarie svoltesi lo scorso 11 agosto che avevano visto il partito della Presidenta vincere solo in otto province su ventitrè, perdendo anche nel feudo elettorale dei Kirchner, Santa Cruz. Nonostante la maggioranza assoluta, non sarà possibile cambiare entro il 2015 la Costituzione al fine di permettere a Cristina Kirchner di candidarsi per un terzo mandato, in quanto per la modifica della Carta è richiesta la maggioranza dei due terzi. Il vincitore di questa tornata elettorale appare essere senza dubbio il sindaco della città di Tigre, Sergio Massa, il cui Frente Renovador (FR) ha cominciato a sottrarre terreno elettorale al partito di Governo già delle elezioni di agosto.

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La difficile partita di Hassan Rohani

L’elezione di Hassan Rohani con il 50,71% delle preferenze lo scorso 14 giugno ha colpito le cancellerie occidentali e non solo. Rohani ha avuto la meglio sul candidato conservatore Mohammad Bager Ghalibaf, attuale sindaco di Teheran con un passato accademico, nonché nell’Aereonautica militare e nelle Forze dell’Ordine. La pressione sul Paese e le sanzioni per le ambizioni nucleari (sempre presentate a scopo energetico) avevano creato un contesto che faceva immaginare l’ascesa di un nuovo leader conservatore sulla scia di Mahmoud Ahmadinejad, caduto in disgrazia a causa dello scontro con la guida suprema Ali Khamenei. La telefonata della scorsa settimana tra Obama e il nuovo Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran è stata ripresa da numerosi media e rappresenta il primo colloquio diretto tra le due nazioni dalla Rivoluzione del 1979. A questo punto, prima di addentrarci nella complessa partita diplomatica di Rohani, è il caso di presentare la figura in questione.

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Nessuna Primavera per il Bahrain

Le enormi proteste popolari avvenute nel Paese a maggioranza sciita e dirette contro la famiglia reale della dinastia Khalifa, sunnita, sono state fin dal loro inizio, nella Primavera del 2011, represse brutalmente dalle forze di sicurezza del Paese. Successivamente la famiglia reale ha fatto appello al Concilio di Cooperazione del Golfo, unione politico-economica che vede il Paese associato a Oman, Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Il Concilio ha inviato forze di polizia e militari che hanno represso nel sangue le proteste, evidenziando da una parte il forte timore dei sommovimenti popolari che alberga tra le famiglie regnanti nel Golfo, e dall’altra assestando un duro colpo all’Iran accusato di appoggiare la rivolta dei propri correligionari.

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Il Pakistan e il suo labirinto

Elezioni costellate da attacchi terroristici con risultati discussi, l’arresto dell’ex presidente Pervez Musharraf, le crescenti tensioni con gli Stati Uniti, il vicino Afghanistan in una guerra decennale dalla quale l’ISAF si disimpegnerà l’ anno prossimo… i pezzi che compongono il puzzle del Pakistan attuale delineano un autentico labirinto che pare offrire poche vie di uscita, tutte cariche di rischi. Se consideriamo le varie componenti possiamo provare a comporre un quadro generale. Vediamo come.